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Spazio e spazzini

Image by ClearSpace

a cura di Piero Chiabra, diGenova OdV

Sembra proprio una caratteristica ineliminabile del genere umano: riempire di rifiuti qualunque posto riesca a raggiungere. Lo ha fatto con gli oceani, con la vetta dell’Everest, con le calotte polari.

E ora lo sta facendo anche con lo spazio.

Ci sono, al momento, più di 25000 oggetti artificiali più grandi di 20 cm in orbita attorno alla terra monitorati dai servizi di tracking della NASA, dell’ESA e di altre agenzie spaziali. Si tratta di vecchi satelliti ormai dismessi, pezzi di razzi vettore rimasti in orbita, rottami vari originati da collisioni tra satelliti preesistenti. Quelli di dimensioni più piccole (fino a 1 cm), che sfuggono al tracciamento da parte delle stazioni a terra, si stima siano più di 600.000. Quelli minori di un centimetro sono in numero del tutto sconosciuto, probabilmente svariati milioni.  Anche se la stragrande maggioranza di questi rifiuti sono dovuti a lanci effettuati prima del 2000, e da allora tutte le agenzie spaziali hanno preso provvedimenti, facendo sì che tutto ciò che viene lanciato, satelliti e scarti, segua orbite che lo portano a ricadere prima o poi sulla Terra o sul Sole, i rifiuti in orbita sono un problema sempre più urgente. Infatti, a differenza dei rifiuti abbandonati sulla Terra, quelli spaziali non rovinano il paesaggio o inquinano le falde acquifere, ma si muovono. A velocità elevatissime, fino a 3600km/h.

E, a quella velocità, costituiscono in pratica uno sciame di proiettili letali per chiunque provi ad avventurarsi nello spazio. Considerando la sempre maggiore importanza che la Space Economy riveste e rivestirà per l’economia mondiale, quello dei detriti orbitanti costituisce un problema ineludibile, che rischia di pregiudicare lo sviluppo delle attività spaziali e la stessa esplorazione umana dell’Universo (bisogna passare dall’orbita terrestre per andare da qualsiasi altra parte). Già più volte, ad esempio, la Stazione Spaziale Internazionale ha dovuto modificare leggermente la sua orbita per evitare collisioni.

Ora, si sta cercando di correre ai ripari.

L’Agenzia Spaziale Europea ha firmato un contratto con una società privata, la Clearspace SA, per lo sviluppo di un sistema orbitale per la rimozione dei rifiuti. Questo sistema si basa su di un satellite orbitante, dotato di un paio di “pinze” robotiche particolarmente attrezzate per agganciare detriti spaziali di grosse dimensioni, e trascinarli fino a deviare la loro traiettoria, in modo tale da farli precipitare sulla Terra, dove si polverizzeranno in fase di rientro nell’atmosfera. Il sistema dovrebbe essere lanciato nel 2025, ed espleterà la sua prima missione deviando verso terra un vecchio satellite, residuo di una missione del 2013. Sarà, poi, in grado di effettuare svariate missioni di rimozione di rifiuti durante il corso della sua vita operativa.

Ciò che è interessante è che questo progetto, scelto dall’ESA tra 12 progetti concorrenti, è stato finanziato solo parzialmente dall’Agenzia, con il resto del capitale provenienti da privati, i quali hanno un interesse commerciale per lo sviluppo di questa tecnologia (in futuro, in fatti, la rimozione di rifiuti in orbita da parte di una flotta di satelliti simili al prototipo delle Clearspace potrebbe costituire un business commerciale rilevante).

Anche nello spazio c’è bisogno di un servizio di Nettezza Urbana.
Spazio e spazzini: siamo proprio incorreggibili.

 

Per saperne di più:

https://www.zdnet.com/article/european-space-agency-inks-deal-to-deploy-massive-space-pincers-to-clean-up-orbit/

Questo è il sito della Clearspace.

https://clearspace.today/